Il volto che cambia

Il volto che cambia

La prima volta non se ne accorse subito. Era per strada, pioveva leggero, e la gente si scansava più del solito. Pensò fosse per il tempo, o per il fango ma poi una donna lo guardò negli occhi e si fermò, come se avesse visto qualcosa di sbagliato. Non disse niente. Ma quello sguardo gli rimase addosso, così decise di fermarsi davanti a una vetrina per vedere se ci fosse qualcosa che non andava in lui e lì capì; il volto riflesso non era il suo.

Un volto che cambia ogni giorno, una verità che resta nascosta

Non era una differenza piccola, qualcosa che puoi spiegarti. No. Era proprio un altro viso: gli occhi, la forma della bocca, perfino il modo in cui la luce si appoggiava sulla pelle. Si toccò il volto di scatto. Era reale. La mattina dopo si svegliò di colpo e la prima cosa che fece fù andare subito allo specchio ma quello che vide lo spaventò di nuovo, ancora un altro volto, diverso da quello del giorno prima. Rimase lì fermo per un po’, senza sapere cosa fare. Poi provò a dirsi che era un sogno, che sarebbe passato, che c’era una spiegazione, ma non passò e la logica scivolò lentamente. E da li ogni giorno un volto diverso. All’inizio contava le differenze che trovava, forse per avere qualcosa di tangibile a cui aggrapparsi ..poi smise.

Ogni volto che cambia racconta una storia diversa

La cosa peggiore non era neanche lo specchio, erano gli altri. Nessuno lo riconosceva.
Ogni volta doveva ricominciare da capo: Chi sei? Da dove vieni? Ti ho già visto? E lui non sapeva più cosa rispondere, perché a forza di cambiare faccia, iniziò a chiederselo davvero. Partì senza pensarci troppo. Non sapeva dove andare, solo che non poteva restare lì a guardarsi cambiare ogni giorno senza capire. Chiese ovunque, a chiunque ma c’era sempre qualcuno pronto a dire che era una maledizione, che aveva fatto qualcosa, che qualcuno gliel’aveva lanciata, che esisteva un modo per toglierla.

Ma nessuno sapeva davvero come e ogni mattina era sempre uguale: un volto nuovo e sempre meno certezze. Arrivò alla fine in un posto dove non pensava nemmeno di arrivare. Una casa isolata, ai margini di tutto. La donna che gli aprì non sembrò sorpresa anzi lo guardò solo un attimo e disse: “Entra.” Dentro era buio, ma non in modo inquietante, era un buio dolce che sembrava accarezzarlo e sospendere le lancette del tempo. “Fammi vedere”, disse lei. Lui non fece domande, prese lo specchio che lei gli porgeva e guardò…un volto che non aveva mai visto. Come sempre. La donna non commentò subito ma poi disse: “Da quanto tempo va avanti?”

Il volto cambia, ma qualcosa dentro resiste al cambiamento

“Non lo so più.” Silenzio. “E hai capito perché?” Lui scosse la testa: “Sto cercando qualcuno che possa toglierla.” La donna fece un mezzo sorriso, appena accennato e parlottando tra se e se le sfuggi: “Toglierla..” Non sembrava convinta. Quella notte non riuscì a dormire, restò fuori, seduto sui gradini, a guardare il buio ripensando a tante cose che non aveva mai davvero guardato, alle volte in cui aveva cambiato modo di fare per piacere agli altri, a quando aveva evitato di dire quello che pensava o a quando aveva fatto finta di essere qualcosa che non era, solo per non complicarsi la vita. Non stava ricordando qualcosa in particolare ,no, era una sensazione, come se tutta la sua vita fosse stata… spostata.

La mattina dopo si fece coraggio ed entrò. La donna era già sveglia lo guardò senza dire niente. Gli porse nuovamente lo specchio e lui lo prese, si guardò, un altro volto, diverso ma questa volta non distolse lo sguardo. Restò lì a lungo, come se, per la prima volta, non stesse cercando di riconoscersi… ma di capirsi. Non successe niente subito, poi, piano, qualcosa si fermò, non fuori, dentro. Alzò lo sguardo: “Il mio viso… non sta cambiando, sono finalmente io..”, disse piano con le lacrime agli occhi. La donna annuì, come se fosse normale. “Perché?” insistette lui. Lei si alzò dalla sua poltrona gialla e lo guardò, questa volta senza mistero: “Perché non è mai stata una maledizione.” Lui rimase in silenzio combattuto tra la voglia di scoppiare in un pianto liberatorio e quella di trattenersi: “Allora cos’era?” disse sfiorandosi la pelle con le dita. La donna fece una pausa si piazzò davanti a lui e disse: “Non avevi ancora deciso chi essere.”

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Ludovica Moltoni

Psicologa per formazione, educatrice per vocazione, scrittrice per necessità. Ludovica Moltoni nasce a Roma il 10 febbraio 2001. Si specializza in psicologia clinica dell’infanzia e lavora come tutor DSA, muovendosi ogni giorno tra ascolto, parole e mondi interiori spesso invisibili. Scrive racconti come spazio di esplorazione emotiva, dove sogno e realtà si intrecciano senza chiedere permesso. È autrice del libro Tra sogni e realtà.

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