Aver cura: la responsabilità di non passare oltre

Aver cura: la responsabilità di non passare oltre

Aver cura non è un gesto automatico e neppure un’abitudine. Scelta … si tratta di una scelta radicale e talvolta dolorosa, attraverso il nostro senso d’esistere. Oggi con questa fretta, fermarsi per aver cura di un essere é anche andare controcorrente; un rifiuto all’indifferenza. Dai tempi antichi, la cura é un pilastro del “sentire” umano. E’ un aiuto ma anche una auto terapia interiore. Mettere al centro una persona cara, di un ricordo, di una tradizione, di un segreto, di una verità.

Avere cura di sé

Perché no? La cura diventa rapporto/relazione poiché richiede pazienza, attenzioni verso gli altri.
E da qui nasce anche un riconoscimento: dalla pazienza , dalla continuità… può nascere un progetto di crescita. È una promessa che spesso si consuma rapida – dopo la guarigione qualcuno di cui si é avuto cura-altre volte é un investimento a lunghissimo termine : aver cura e custodire un segreto, fino alla fine dei nostri giorni.
Aver cura del nostro vivere senza il peso di ricordarlo ma conservando qualcosa che diventa tesoro.

Pensare al mondo

L’ambiente , la nostra dimora, il nostro tutto. Siamo un tutt’uno con l’universo e ci intrecciamo, lasciamo da parte l’egoismo, l’individualismo e limitiamoci ad ascoltare poiché l’esperienza ci intrappola sempre un poco nelle cose vissute. Abitiamo il mondo morale che dovrebbe essere? In particolare, questo concetto trova le proprie origini già dal filosofo Heidegger che nella sua opera “Essere e Tempo” propone il termine Sorge (CURA) come pilastro fondamentale dell’esistenza umana. Pensiamo, da buoni predecessori, alle generazioni che si stanno formando e verranno dopo di noi. Il filosofo Jonas , nel suo “principio di responsabilità” sottolinea che l’azione del genere umano deve curarsi e pensare alle conseguenze del e per il futuro. La cura qui si evolve in senso di responsabilità. Come ultimo ed attuale pensiero cito quello di Latour: costruire il mondo in cui umani, animali, tecnologie ed ecosistemi possano convivere . Bisogna aver cura.

Tre dimensioni del benessere

Una delle tre dimensioni risiede in ciò che incontriamo e la cura sta proprio nell’essere al mondo. La seconda possiamo definirla come cura di avere responsabilità, distinguerci dall’indifferenza. La terza dimensione sta nel relazionarsi: ascoltare, osservare e prendere decisioni per gli altri. Diventiamo ciò che facciamo per gli altri.
E voi…? Vi prendete cura solo degli affetti più cari e vicini o ci pensate alla cura “del tutto” per un domani giusto da offrire ai nostri figli? Fateci ascoltare la vostra voce.

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Antonella Crimi

Semplice e poliedrica, concentrata in un binomio contrastante. Scrittrice con diverse pubblicazioni nazionali ed internazionali, premi e riconoscimenti in ambito poetico e di racconti, affiliata liberamente ad una rivista on-line di filosofia. Voglio esprimere ancora di più il mio tempo, il mio interiore e quello che intreccia i problemi di oggi coniugati con i conflitti che ne conseguono. Vorrei nascessero canzoni, che restino nella mente di chi le” sente”, perché spesso le parole coincidono con storie emozionali e personali di chi le ascolta e le impara, magari senza volerlo. Vivo l’evoluzione dello sviluppo tra approvazioni e contrasti . Descrivo i fenomeni naturali secondo la mia visione personale ed incondizionata, trasformando tutto ciò in testo. Amo scrivere per liberare le mie emozioni, facendo attenzione a non tediare chi legge. Dei miei conflitti e delle mie domande (più delle risposte) risentono i miei scritti, oltre che della rabbia a causa di mancanze e istinti improvvisi nella mia esistenza.

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