#lepiubellefrasidiosho La lezione e il gioco

Pubblicato da Sabrina Villa il

Provocazione, sarcasmo, polemica, umorismo e comicità. Un gioco beffardo e un proposito moraleggiante. Etica e retorica, ghigni e sorrisi. Ironia e autoironia. Uno spettacolo, una vignetta, un’opera letteraria. La lezione e il gioco. Grande conoscenza della realtà contemporanea e abilità nell’osservare i difetti della politica e della società. Padroneggiare e gestire gli elementi più suscettibili di critica. Cogliere la comicità che si annida nelle situazioni reali. Signore e signori, sua eccellenza la Satira.

Con le sue innumerevoli sfaccettature e con alle spalle una storia millenaria. Dall’antica Grecia ai giorni nostri. Bersaglio di attacchi e censura da parte dei poteri forti, proprio per i suoi caratteri polemici e dissacranti. La satira vera e propria nasce e si afferma nell’antica Roma. Ennio, Quintiliano, Seneca, Giovenale. E l’insuperabile epigrammista dell’età imperiale Marco Valerio Marziale, vero e proprio reporter del suo tempo.

Faceva il chirurgo, ora il becchino. Poco male: si vede che gli piace, il cliente orizzontale.

Marziale

Una lingua colloquiale e quotidiana, i componimenti brevissimi e la stoccata finale. Marziale rifletteva sulla società, ne dipingeva i personaggi in modo impietoso, li sbeffeggiava e intuiva l’umorismo nascosto nelle situazioni di tutti i giorni, specie nei vizi e nei difetti umani.

Soldi al giudice e al cancelliere e all’avvocato: ma pagare i creditori, scusa, non è forse più sensato?

MARZIALE

Cambiano le epoche ma ai romani la satira continua a piacere. Basta riflettere sulla straordinaria tradizione delle Pasquinate. E’ con le rime che Roma sferzava i potenti, i Papi e Napoleone. Il popolo sfogava i propri umori affiggendo su una statua i versi e le invettive.

Marforio: “È vero che i francesi sono tutti ladri?”

Pasquino: “Tutti no, ma BonaParte!”

E oggi come allora, rivista e corretta dai tempi, la satira è romana.

Interprete principale ne è Osho, all’anagrafe Federico Palmaroli. Romano de Roma, strafottente, fulminante, disubbidiente e ironico.

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#lepiubellefrasidiosho La lezione e il gioco

Il parlare di tutti i giorni. La battuta pronta e la lingua romanesca. Il creatore e unico autore de Le più belle frasi di Osho è ormai un fenomeno, con oltre 1 milione e 100 mila followers su facebook, a cui si aggiungono i seguaci di instagram e twitter.

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Risale a febbraio 2015 la prima foto di Osho tra i pomodori. Il santone che parlava romanesco fu un vero boom.

Da quella data niente è più stato uguale. Sono passati pochi anni eppure moltissimo si è modificato, nella società e per lo stesso Federico Palmaroli.

Dal primo Osho tra i pomodori la mia vita è cambiata radicalmente. Fino a quando era solo il santone a parlare romano, tutto si riconduceva a una semplice dimensione social. Ero seguito, era divertente ma non andava oltre quello. Quando ho cominciato a fare satira politica ogni cosa è mutata e si è trasformata. A partire dalla mia vita.

E’ arrivata la notorietà. Tutti lo cercano. I politici per orgoglio, i media per l’indice di gradimento. Il suo nome rimbalza ovunque e sempre più spesso appare in video. Gli impegni quotidiani si moltiplicano e Federico, con molta umiltà, tiene testa a tutto.

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Io per fortuna ridimensiono quello che mi accade e resto con i piedi per terra. La mia autoironia mi permette di non esaltarmi troppo e di mantenere il contatto con la realtà.

Quando nel 2017 andai a Palazzo Chigi da Gentiloni camminavo con una certa spavalderia. Un’audacia però non dovuta al sentirmi una star, al contrario. Era come se non ci stessi andando io e non stesse capitando a me.

Osho parla una lingua comprensibile a tutti Perché comunque l’accento romanesco è una lingua nazionale, non ha barriere e confini. Cinematograficamente è usata spesso e quindi conosciuta in tutta italia.

Federico riesce a trasformare le immagini dell’epoca in un quadro che coglie il carattere dei personaggi con battute che diventano veri e propri editoriali e restano nel tempo ben al di là della cronaca. (Franco Bechis)

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In pochi anni da quel 2015, mentre la vita di Federico mutava e diventava più frenetica, quella di tutti noi doveva imparare e adattarsi a nuove prospettive.

Oggi siamo catapultati in una realtà diversa, in cui un film come Grease viene definito bianco, misogino e sessista. Il pastificio La Molisana si trova costretto a chiedere scusa, per i nomi dati a determinati formati di pasta. L’avverbio Amen viene declinato al femminile in awoman. Zuckerberg continua a chiudere profili, compreso quello dell’ex presidente Usa Trump.

In nome del politicamente corretto e di un’attenzione a volte fuori contesto.

Questa nuova sensibilità è per certi versi agghiacciante. Perché bisogna stare attenti a ogni espressione, tono e terminologia. Da una parte rischiamo che film cult siano messi al rogo, dall’altra immaginiamo se certe opere non avessero mai visto la luce.

Non c’è dubbio che l’attività censoria in atto è fortemente limitante alla libertà di espressione, soprattutto nel mondo dell’arte e della creatività.

Credo fermamente che il politicamente corretto abbia radicalmente cambiato anche la satira. C’è sempre qualcuno che si può risentire, qualcuno che non capisce e si offende e che si inalbera in modo pesante. E’ vero che non ci faccio molto caso e proseguo per la mia strada. Però rifletto anche sul fatto che sono un personaggio pubblico e dunque non posso permettermi di fare finta di nulla.

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I social pongono dei limiti, sempre più grandi. E’ doverosa quindi una riflessione. Piovono ban e blocchi dei profili. E’ vero che i social media che usiamo sono piattaforme private, con regole decise dai proprietari e a cui bisogna sottostare nel momento in cui decidiamo di utilizzarli. E indubbiamente Facebook non è più il social spensierato di una volta. Con tutto ciò fino a che punto arriveremo?

Per non parlare degli schieramenti intransigenti dei fanatici dei personaggi politici.

Oggi che faccio satira politica mi accorgo di quanto sia più pesante, rispetto agli inizi quando ero semplicemente Osho il santone. La difficoltà non nasce a causa degli esponenti di partito o di governo, anzi. Il problema vero sono i tifosi di quello o dell’altro schieramento, è con loro che si combatte ogni giorno.

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Vedi de fa poco ‘o spiritoso – Il meglio (e il peggio) di un anno italiano, è il nuovo libro di Federico Palmaroli, uscito nel periodo delle festività di Natale. Una raccolta di immagini e battute, qualcuna inedita, sempre attuali e divertenti.

Il volume parte dalla caduta del governo gialloverde e arriva a ottobre 2020. Un racconto cronologico delle vicende politiche e sulle quali si è inserita la pandemia, con tutto ciò che ne è derivato.

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Il libro è stato chiuso a ottobre, ovviamente qualcosa ne è rimasto fuori. Vuol dire che raccoglieremo il materiale per l’anno prossimo.

La fama di Federico arriva anche oltreconfine. E’ personaggio apprezzato. I suoi fotoromanzi ricevono un’infinità di condivisioni. Ogni nuovo lavoro è atteso con impazienza.

Anche Elisabetta Canalis è una sua fan. L’ex velina di Striscia la notizia, che da diverso tempo vive a Los Angeles insieme al marito e alla figlia, ha lanciato un vero e proprio spot dal suo profilo Instagram. Guardate…

La satira è una lezione, la parodia un gioco

VLADIMIR NABOKOV

Quello che ha portato Osho a Roma, riceve applausi e premi. La sua firma è diventata virale. Con sarcasmo, simpatia e graffiante ironia rilegge i vari protagonisti della vita pubblica.

Sarebbe stato divertente e mi sarebbe piaciuto far parlare in romanesco personaggi politici di una certa caratura. Quelli della prima legislatura ad esempio. Avevano un’aura diversa, politicamente sacra. Quando ci fu il governo gialloverde io ebbi delle difficoltà. Alcuni ministri non si sapeva nemmeno chi fossero. E’ vero che la loro estrazione li avvicina al popolo ma sono fondamentalmente degli sconosciuti e dunque è più complicato scatenare divertimento e riflessione in chi guarda il mio fotoromanzo.

Talento, ironia e comicità. Arte, intrattenimento e critica. Politica, cronaca, costume e poco calcio.

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Ogni aspetto si intreccia e infonde vita all’illuminazione creativa di Federico.

L’ispirazione non ha un momento preciso. Mi può arrivare da una frase che ho sentito. Di mattina oppure di sera.

Devo dire che prima ero più attento, avevo più criterio e tempo. Adesso, preso da tante attività, forse può accadere che mi perda qualcosa.

E poi ci sono pure le giornate no, in cui faccio fatica a mettere a fuoco l’idea.

Altre volte invece la sua vena creativa si staglia prepotente, tracciando e lasciando solchi profondi. Come la battuta sui colori e i giorni che ci riconduce inevitabilmente a Che anno è, che giorno è de I giardini di marzo di Lucio Battisti.

“Oggi che colore è?” is the new “Oggi che giorno è?”

FEDERICO PALMAROLI

Mi auguro che presto ci siano anche altri argomenti di cui parlare, oltre al covid. Sarebbe ovviamente la cosa migliore per tutti. Anche per chi fa satira. Con un unico tema da sviscerare la creatività rischia di fossilizzarsi. Una crisi di governo potrebbe essere la novità intorno a cui poter produrre.

Federico riesce a far sorridere. Grande dote la sua. E’ un maestro. I suoi seguaci lo applaudono, gli scrivono, commentano i post. Gli riconoscono la qualità dell’essere vero. E lui di contro si sente investito di una responsabilità. Tendere una mano a chi in quest’ultimo anno si è ritrovato con le spalle al muro.

Nasce da queste basi il proposito di offrire gratuitamente il suo aiuto.

Siccome ogni tanto faccio qualche spettacolino di satira dal vivo, anche discretamente seguito, appena i locali potranno riaprire mi offro a gratis per dare una mano agli esercenti.

Federico palmaroli

E’ un’idea che ho avuto e che mi piacerebbe molto poter mettere in pratica. Però bisognerà vedere come realizzarla. Ovviamente i locali non potranno essere di piccole dimensioni, viste le regole del distanziamento. Comunque ci proveremo.

La coglionella tipica romanesca, che riesce a strappare sorrisi, e una genialità che non ha tempo, fanno di Osho l’esempio di satira politica meglio riuscito degli ultimi anni.

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All’artista che fa satira sono sufficienti poche parole, per dipingere e fissare usi e costumi del periodo e del momento.

Mi sia consentito dire, il nostro è un partito serio disponibile al confronto, nella misura in cui, alternativo, aliena ogni compromesso, ahi lo stress
Freud e il sess. E’ tutto un cess, ci sarà la ress.
Se quest’estate andremo al mare…

Nuntereggae Più – Rino Gaetano

Gli autori satirici sono stati veri cronisti delle loro epoche. Molte volte scomodi e fuori dagli schemi. Hanno generato sorrisi e diviso opinioni.

Certo prima la fantasia aveva più spazio di manovra. La censura esisteva ma non c’erano il politicamente corretto e nemmeno i social con le loro direttive limitanti e per niente omogenee.

E’ vero che Facebook & co. sono piattaforme gestite da aziende private e quindi in teoria possono fare ciò che vogliono con gli utenti. Però ci sarebbe anche da ricordare che ogni nazione democratica ha delle leggi a garanzia della libertà di espressione. Norme giuridiche, ottenute col sacrificio di gente che ha combattuto e pagato col sangue per arrivare ad avere quel diritto fondamentale.

Mettere al rogo idee, opere e persone, scomode o che divergono da un determinato pensiero, non porta mai a nulla di buono.

La satira poi è arte. E dunque o è totalmente libera o non è satira.

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Sabrina Villa

Per Vasco “Cambiare il mondo è quasi impossibile -Si può cambiare solo se stessi - Sembra poco ma se ci riuscissi - Faresti la rivoluzione” . Ecco, in questo lungo periodo di quarantena, molti di noi hanno dovuto imparare nuovi modi, di stare in casa, di comunicare, di esternare i propri sentimenti. Cambiare noi stessi per modificare quello che ci circonda. Tutto si è fermato, in attesa del pronti via, per riallacciare i fili, lì dove si erano interrotti. I pensieri hanno corso liberamente a sogni e desideri, riflessioni e immagini e, con la mente libera, hanno elaborato anche nuovi modi di esternazione e rappresentazione dell’attualità. Questa è la mia rubrica e io sono Sabrina Villa. Nata a Roma e innamorata della mia città. Sono un'eclettica per definizione: architettura, pittura, teatro, cucina, sport, calcio, libri. Mi appassiona tutto. E' stato così anche nel giornalismo, non c'è ambito che non abbia toccato. Ogni settore ha la sua attrattiva. Mi sono cimentata in tv, radio, carta stampata. Oggi, come al solito, mi occupo di tante cose insieme: eventi, comunicazione, organizzazione. La mente è sempre in un irriducibile movimento.

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