Social: dove sono finiti tutti?

Pubblicato da Martina Vassallo il

Da qualche tempo mi capita di scorrere il feed dei miei social e chiedermi dove siano finiti tutti. Non so se è una sensazione solo mia, ma sembra che “la gente” si stia stancando di stare dentro le dinamiche della vita social-e. Non ci sono quasi più le persone comuni, ma solo vip, influencer o arroganti leoni da tastiera.

L’essere umano e quel senso di solitudine provocato dalla crescita delle relazioni virtuali in confronto a quelle reali

Dove stanno tutti?

Una delle prime risposte che mi sono data è che in molti si siano spostati verso nuovi social rispetto al vecchio Facebook. In realtà, però, questa considerazione può essere valida per i più giovani, quegli utenti cioè che non desiderano stare nella stessa “comitiva virtuale” dei propri genitori.

Ormai si sa che Facebook è per gli over 40 e Instagram per gli under 40. Da fonti certe so che i giovanissimi proprio, quelli che hanno appena ricevuto in regalo un cellulare, stanno tutti su Tik Tok. Quindi ecco, questa potrebbe essere una prima spiegazione: stanno altrove.

Poi però mi capita di scorrere anche altri social tipo Instagram, appunto, e non trovare comunque aggiornamenti recenti sui profili dei miei conoscenti. Quindi? Dove stanno tutti? A vivere le proprie vite reali? In questo periodo? Ma dai! Non ci credo. Quasi tutti buttano l’occhio sulla propria bacheca più o meno quotidianamente. Magari distrattamente e senza interesse, ma un contatto con la loro vita social lo cercano tutti nei momenti di pausa. Quello che la gente comune non fa più come prima è partecipare.

I social stanno perdendo importanza?

C’è un momento di stanca riguardo alle “solite cose” che si leggono sui social e a quelle che si dovrebbero condividere. Le bacheche di una trentacinquenne, ad esempio, sono per lo più piene di nascite. Quelle di un cinquantenne sono piene di vignette del buongiorno e della buonanotte. Quelle di un ragazzino di dodici anni non ne ho idea, forse di youtubers che dicono “fuori ora” per lanciare il loro nuovo singolo trap.

Credo che dopo il boom dei primi anni in cui postavamo ingenuamente frasi senza senso, non sapendo bene cosa farcene di questi nuovi mezzi di comunicazione, abbiamo iniziato a dare più peso al contenuto dei nostri post, costruendoci una sorta di vita virtuale in cui emergeva ciò che volevamo far emergere. Chi con ironia, chi con romanticismo, più o meno tutti abbiamo cercato la condivisione dei nostri pensieri e dei nostri giorni migliori. Un viaggio, un nuovo amore, un selfie tra amici, ogni scusa era buona per comunicare con i nostri follower e rivendicare inconsciamente la nostra esistenza. Avevamo la voglia di esprimere le nostre idee e condividerle con gli altri.

Mentre tra la gente comune si sviluppava questa evoluzione dell’approccio al social, andava crescendo parallelamente la diffusione a macchia d’olio dei leoni da tastiera, quei soggetti che trascorrono il loro tempo a sfogare la rabbia attraverso i commenti ai post. Ad onor del vero, questo accadeva e accade ancora oggi soprattuto su Facebook. Instagram ancora conserva un minimo di pace in questo senso.

Quindi in sostanza, tra il momento di stanca e l’avvento degli haters, la gente comune ha iniziato a non considerare più Facebook e gli altri come un luogo di scambio intellettuale, limitando le proprie apparizioni sui social giusto per comunicare un lieto evento o per elaborare con un saluto virtuale qualche dolorosa perdita.

Qual è il problema?

Purtroppo, anche se noi tutti non facciamo che dire di volerci staccare dai social, dovremmo renderci conto che ciò sarebbe deleterio per la nostra vita sociale reale. Magari non nell’immediato, ma a lungo andare anche il reale risentirebbe, come in parte sta già accadendo, di quanto succede sui social.

L’esempio di quanto accaduto a Capitol Hill la scorsa settimana può far capire quanto il social, terreno su cui si sono fomentate idee assurde e intenti delinquenziali, si può trasformare da virtuale a reale.

Molti di noi hanno preso le distanze da Facebook e dai social in generale perchè luogo poco interessante, popolato da arrogantelli e complottisti con i quali è davvero impossibile instaurare discorsi costruttivi. In effetti, la partecipazione alla vita social è diventata per molte persone uno sfogo di frustrazioni personali e un luogo di battaglia a suon di insulti verso chiunque abbia un pensiero contrastante con il proprio. E ovviamente tutte le altre persone, quella “gente comune” di cui parlavo sopra, ha iniziato ad allontanarsi. Abbiamo fatto un po’ tutti così, come avremmo fatto con un pub in cui, per assurdo, è consentito fare a botte: non ci saremmo più andati.

Ecco, il problema è che se lasciamo Facebook e gli altri social in mano ai trogloditi o ai leoni da tastiera, questi conquisteranno, come stanno già facendo, uno spazio che ci sembra inutile e finto, ma che ormai di fatto è uno spazio reale della vita sociale.

Non ci piace il tono che usano molti utenti e il modo in cui questi hanno trasformato il social, siamo d’accordo. Ma non dobbiamo smettere di esprimere le nostre idee su queste piattaforme solo perché esistono questi bulli cibernetici. Se crediamo che condividere il nostro pensiero profondo in un luogo ormai pieno di superficialità, sia uno spreco, magari abbiamo ragione, ma così facendo, questo luogo importante per la vita sociale di tutti sarà perduto per sempre. Sarà unicamente ad appannaggio di complottisti, vip che postano foto dalle Maldive ricordandoci quanto sono fortunati e altre banalità di cui siamo stanchi.

I social sono a tutti gli effetti un luogo reale della vita sociale. Quella che all’inizio era considerata una “piazza virtuale” è oggi, con l’aggravante della pandemia, uno degli unici posti di condivisione del proprio pensiero con gli altri.

Snobbare questo aspetto, considerandolo un luogo superfluo, non farà altro che lasciare campo libero a chi ha reso quella piazza virtuale una piazza di spaccio di fake news, arroganza e violenza verbale.

L’errore di non partecipare alla vita social

Chiudere il proprio account o non partecipare alla vita social è un errore perché si sta sottovalutando il suo potenziale e la sua importanza. Certo, la vita di contatto, in presenza, è più vera, più intensa. Più bella e più importante. È un privilegio da preservare: poterci abbracciare, poter parlare o anche litigare faccia a faccia è la prima istanza della relazione con l’altro. Subito dopo, però, viene la nuova vita, la vita virtuale o social, come la si voglia chiamare. Che non potrà mai sostituire quella vera di vita, ovviamente, ma che ha un enorme potenziale finora decisamente mal utilizzato.


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