Dall’Emilia alla Norvegia. Valentina Miozzo: “la mia vita nel fiordo”

Pubblicato da Elisabetta Mazzeo il

Qui Norvegia.

Valentina si definisce: “viaggiatrice di nascita, libera per scelta”. Così libera che un giorno si lascia alle spalle l’Italia, la sua casa, gli amici, il gatto e le sue abitudini per abbracciare una nuova avventura.

La vita è un’aurora boreale inarrestabile, un susseguirsi di qualcosa di meraviglioso, imprevedibile e unico.

Ines Sansone

A darle il benvenuto lo spettacolo dell’aurora boreale. Ad accoglierla il “maestro buio” che detta legge nella lunga notte polare e le temperature sotto zero. Ad ospitarla una casa palafitta con vista mozzafiato sul mare artico. Le renne, le foche, le volpi polari

In un villaggio fiabesco popolato da soli 28 abitanti (e molte renne, foche e volpi polari) all’altezza di Capo Nord, oltre il Circolo Polare Artico, Valentina Miozzo sta vivendo un’esperienza unica che riflette in pieno il senso del “viaggiare libera” che ha dato il nome al suo blog. Libera dai pregiudizi, dai limiti auto imposti, dallo stress.

Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene.

Rosa luxemburg

Guida escursionista specializzata in viaggi ecosostenibili, la travel blogger modenese si è trasferita in Norvegia nell’ottobre del 2020 per assumere il ruolo di responsabile della guesthouse storica di Kongsfjord.

Un sogno ad occhi aperti. D’estate come d’inverno. Un panorama pittoresco che si presenta agli occhi dei visitatori, che fin lì ci arrivano per lo più con road trip che da Oslo portano fino a Capo Nord percorrendo la strada (spettacolare!) che costeggia i fiordi norvegesi.

Una serie di casette colorate, mi racconta Valentina, che si affacciano sul fiordo: 15 camere, 3 appartamenti, tutti in edifici storici che hanno più di 100 anni, ristrutturati con cura secondo le tradizioni con materiali di recupero.

Credits Hannele Fors – paesino di Kongsfjord

Un angolo di paradiso selvaggio che ha visto la seconda guerra mondiale e il susseguirsi delle vicende di una famiglia, che diede vita appunto alla Kongsfjord guesthouse, un albergo diffuso dove il freddo rigido dell’inverno nordico viene colmato dal calore umano che si respira tra queste mura.

Valentina Miozzo

In questo villaggio fiabesco Valentina ci è arrivata quasi per “caso”.

Come in un film, una proposta improvvisa via Instagram stravolge i suoi piani e le apre nuove e inaspettate prospettive.

A marzo dello scorso anno la mia vita, come quella di tanti altri, è stata completamente stravolta. Da guida ambientale, sempre in partenza per nuovi viaggi, mi sono ritrovata disoccupata. Non mi sono fatta prendere dallo sconforto, ho continuato la mia attività come travel blogger e come docente di social media marketing. Mi sono dedicata anche a progetti di valorizzazione del turismo ambientale in Italia, in collaborazione con enti del turismo e piccole strutture turistiche, sempre legate al turismo sostenibile. E, in generale, ho approfittato del lockdown per prendermi cura di me, per studiare, allargare il mio bagaglio culturale. Ho passato un periodo di solitudine paradossalmente molto bello, cercando di trasformare un momento di disagio in opportunità.

Norvegia
Valentina Miozzo

Ed è proprio in quel periodo che un giorno ricevo una proposta di lavoro su Instagram da Skuanature, una realtà che organizza viaggi naturalistici, spesso fotografici, creando anche location strutturate appositamente per accogliere viaggiatori in cerca di contatto con la natura e appassionati di fotografia e bird watching. Chiacchierando mi dicono che stanno cercando qualcuno per la gestione della guesthouse di Kongsfjord che avevano da poco rilevato.

Circolo polare Artico

Ovviamente mi rendono partecipe delle difficoltà a cui potevo andare incontro accettando un lavoro simile. Tipo, appunto, l’isolamento.

Per intenderci: da Kongsfjord il primo centro abitato è a 30 km di strada (ghiacciata), la prima vera cittadina dista circa 60 km, il primo ospedale 300 km.

“Qui quando c’è la neve non si distingue tra il cielo e la terra”

Valentina Miozzo

Avevano contattato me perché avevo già esperienza nella ricettività turistica e mi ero occupata in passato per 10 anni della gestione del mio agriturismo a Modena (che poi ho chiuso nel 2016).

Così Valentina, che fino a quel momento aveva viaggiato a lungo in luoghi caldi e tropicali (“ho sempre evitato il freddo come la peste” mi confessa), accetta la sfida, perché “tendo sempre ad andare incontro ai miei limiti o ad accettarli o a tentare di superarli”.

Due giorni dopo la proposta è già a bordo di un furgone destinazione Norvegia. Una settimana di viaggio attraversando Lettonia e Finlandia fino ad arrivare a Kongsfjord. E proprio quella sera ad accoglierla c’è uno dei fenomeni naturali più affascinanti: l’aurora boreale.

Norvegia
Aurora boreale – Norvegia

E’ stato un segno di benvenuto che ho apprezzato tantissimo. Le prime volte che vedi l’aurora boreale è una cosa spettacolare perché per tutta la tua vita sei abituata a guardare il cielo azzurro o blu, e poi d’improvviso ti trovi di fronte a queste strisce di luce verde che tagliano il cielo: è indescrivibile, un’emozione speciale.

Dal lockdown, tra le mura della sua casa modenese vissuto insieme al suo gatto, all’isolamento, di natura del tutto diversa, del suo alloggio nordico. Se non ci fosse stata la pandemia probabilmente tutto questo non sarebbe avvenuto.

Io credo che ci sia da imparare da ogni cosa, soprattutto dalle situazioni critiche. L’esplosione dell’emergenza coronavirus ha provocato un cambiamento totale nelle nostre vite. Anche nella mia. Ho vissuto la crisi dal punto di vista economico, per esempio, perdendo da un giorno all’altro il mio lavoro di guida e trovandomi a cancellare tutti i miei viaggi. E per tante altre persone non sono mancate le conseguenze a livello psicologico ed emotivo. Sono convinta, però, che dobbiamo trarre insegnamento da ogni cosa che ci accade e trasformare quella che è una situazione di disagio in un’opportunità di crescita, perché tanto non serve a nulla lamentarsi. Abbandonarsi allo sconforto non ha alcun senso e non cambia le cose.

Norvegia
Guesthouse Kongsfjord

E così eccola nei panni di responsabile di una guesthouse in Norvegia. Nella valigia una decennale esperienza in un agriturismo del modenese.

Al momento i turisti sono pochi, sia causa Covid, sia perché siamo in piena notte polare, mi spiega, e quindi gli stessi turisti norvegesi non si spostano in questo periodo.

Già, la notte polare! Sicuramente una delle più incredibili esperienze da vivere!

Viverla è molto affascinante però non è per tutti passare due mesi nel buio più totale. Per affrontarla ci vuole una certa solidità emotiva (non a caso qui in Norvegia c’è un grande problema di alcolismo). Io ne sono completamente affascinata: mi sveglio con il buio, lavoro con il buio. C’è una leggera luce verso mezzogiorno (il crepuscolo polare) però dura poco e soprattutto è una “luce” che viene da sotto l’orizzonte, perché il sole qui proprio non sorge per due mesi.

Dal buio sto imparando molto.

Valentina Miozzo

“Maestro buio” mi ha insegnato che in queste situazioni (freddo, buio, isolamento) in cui l’energia non arriva dalla luce e dal sole, bisogna trovare le energie dentro se stessi. E’ un’occasione unica per lavorare sul proprio equilibrio emotivo.

E nella ricerca costante di questo equilibrio, Valentina ogni mattina apre la finestra della sua incantevole casa costruita in legno su una palafitta e dà il buongiorno al mondo ghiacciato, grata di questa esperienza così come di ogni altra che le è stata permessa di vivere in giro per il mondo.

Qui mi addormento e mi sveglio con il rumore delle onde del mare: è meraviglioso.

Norvegia

Questa esperienza mi sta insegnando che non è mai troppo tardi per fare nuove esperienze, per rimettersi in gioco. E’ importante seguire i propri sogni, ascoltare e accogliere i segnali che la vita ci dà. Ho 38 anni e mi sono trasferita nella tundra artica: direi che ne sono l’esempio vivente.

Il Mare artico della Norvegia

L’amore per i viaggi e la passione per la natura, raccontati nel suo blog viaggiarelibera.com (aperto nel 2012) l’hanno spinta a scoprire il mondo: dalla Thailandia al Vietnam, dalla Birmania a Laos. Sempre rispettando l’ambiente e la cultura di ogni posto visitato.

Prima di partire, per esempio, cerco sempre di studiare almeno l’indispensabile della lingua del luogo dove andrò. (ps: qui in Norvegia per ora parlo soprattutto inglese perché il norvegese è complicatissimo).

Ma c’è un luogo che più di ogni altro l’ha segnata e le è rimasto nel cuore, tanto da diventare la sua “seconda casa”: l’India.

Io ho sempre viaggiato in posti naturali, sono sempre stata un’amante delle foreste in particolare, dall’Amazzonia al Borneo passando per l’Indonesia, senza dimenticare i deserti. Poi un giorno arrivo in India dove ci sono montagne di rifiuti e gravissimi problemi di povertà, e scopro Varanasi. Questo accadeva 9 anni fa. Da allora, praticamente ogni anno torno a Varanasi. E’ un po’ la mia seconda casa, la città sacra in India per gli indù, dove vengono bruciati i corpi dei morti (burning ghat). L’India non è un Paese per tutti, ma andrebbe visitata almeno una volta nella vita. Bisogna essere pronti emotivamente ad affrontare questa esperienza.

Varanasi – Burning Ghat

Io, per esempio, ho imparato ad accettare tante cose nella vita, compresa la morte, ma non riuscirò mai ad accettare la povertà estrema vista in India e soprattutto i bambini di strada drogati. Consiglio di affrontare un eventuale viaggio in India con un’apertura mentale incredibile, uno spirito di osservazione e non di critica, e prepararsi a vedere cose inspiegabili nella nostra cultura.

Valentina Miozzo

Valentina è così. Il suo “viaggiare libera” l’ha portata a guardare il mondo con occhi diversi. Senza limiti. Senza pregiudizi. E ne ha fatto una filosofia di vita. Oggi che vive in Norvegia ed è lontana 3.842 chilometri da casa sua ha avuto la conferma di quanto sia importante apprezzare il valore delle piccole cose. Il suo Natale ai tempi del Covid, per esempio, è stato all’insegna della semplicità: un piccolo pacchettino regalo trovato davanti alla porta di casa (con dentro dolcetti artigianali, arance e un paio di calzini di lana cuciti a mano) lasciato lì da una signora del paese.

Mi sono commossa. Queste piccole attenzioni ti riempiono il cuore e possono completamente cambiare l’esperienza di vita in un posto così isolato come questo. Ti fanno sentire il calore umano.

Perché ogni posto, in fondo, può diventare casa. Anche un villaggio della Norvegia sperduto ai confini del Nord. Dove le temperature, fuori, toccano anche quota -20 gradi. Ma il cuore rimane caldo e pronto ad accogliere sempre nuove avventure.

Starò qui, finché sto bene qui!

Buona vita Valentina, dovunque deciderai di fermarti. E buon viaggio, ovunque deciderai di andare.

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone

 John Steinbeck

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Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, testarda, sognatrice, perfezionista. Scrivere è un’esigenza: il mio modo migliore di esprimere pensieri ed emozioni. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. . Divoro libri e uno l'ho anche scritto, mi nutro di storie di sport, mi diletto in cucina, scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. Se fino a due anni fa la mia vita viaggiava a ritmi frenetici, l’arrivo di mia figlia ha rimodulato le priorità. E adesso è con lei e per lei che continuo a mettere le mie “passioni in campo”.

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