Il Made in Italy e la A di agroalimentare

Il Made in Italy e la A di  agroalimentare

Agricoltura, silvicoltura, allevamento e pesca. Nella tradizione, e nello sviluppo economico e sociale del nostro Paese, sono da sempre una costante. Elementi della stessa filiera, quella agroalimentare. Ovvero di quell’industria che si basa sulla vendita di prodotti che vengono dall’agricoltura e si “trasformano” in alimentazione. E che compongono un quarto del nostro Made in Italy.

Già dalla fine della prima guerra mondiale l’Italia iniziò a risollevare l’economia proprio grazie all’industria del settore primario. E sarà proprio quest’ulrima a traghettare l’intero Paese verso il boom economico del secondo dopo guerra.

Con gli anni 70 e il contemporaneo avvento delle fabbriche, i giovani apparivano sempre meno interessati a fare i contadini o gli allevatori. Vedevano nelle fabbriche prospettive di vita migliori. Iniziarono ad allontanarsi dall’agricoltura, spostandosi dalla campagna alla città.

C’è voluto parecchio tempo rima di arrivare ad un’inversione di tendenza. Grazie a politiche di incentivazione da parte dei Governi, che si sono succeduti negli anni, si è capito che avendo già la materia prima, ovvero la terra, bastava dare ai giovani i mezzi e gli aiuti economici per far cambiare il vento. E farli tornare verso le proprie origini.

In questo modo, in molti si sono riavvicinati a quella che, più di altre, può considerarsi la nostra tradizione.

Oggi le nuove generazioni vedono l’agricoltura una vera scelta di vita e di sostentamento per le proprie famiglie. Mettono in campo capacità manageriali in grado di costituire attività, in grado di spaziare in quasi tutti i settori dell’agroalimentare.

Ormai chi decide di metter su un’azienda agricola è supportato, oltre che dalla storia e dalle conoscenze della famiglia, anche da studi specifici. Che passano dall’Istituto Agrario della scuola secondaria di secondo grado, fino ad arrivare alla preparazione universitaria con la facoltà di Scienze agrarie ed alimentari.

Made in Italy

In tutto il mondo siamo conosciuti per la qualità dei nostri prodotti.

Ogni regione italiana è custode di vere eccellenze che, con costanza e testardaggine, si sono aperte un varco in ogni continente. E per identificare, insomma per dare un marchio identificativo di qualità, l’Europa ha deciso di introdurre l’IGP (indicazione geografica protetta) e il DOP (denominazione di origine protetta). Marchi imposti ai prodotti alimentari e che ne identificano, per peculiari caratteristiche qualitative, il territorio in cui sono stati prodotti.

Invece la denominazione di DOC (denominazione di origine controllata), a differenza degli altri due, non è un vero marchio. E’ invece una sigla introdotta dal Governo italiano, utilizzata esclusivamente in enologia, che identifica la zona di origine e delimitata della raccolta di uve, utilizzate per la produzione del vino. La denominazione DOC viene compresa nella categoria comunitaria del DOP.

L’Italia è uno dei più importanti esportatori di vino.

La zona del Chianti, quella del Negromaro, del Nero d’Avola, del Montepulciano d’Abruzzo, sono rinomate. Di sicuro però il nostro fiore all’occhiello, la nostra eccellenza in campo vinicolo, è il Brunello di Montalcino. Anche l’intera area del Franciacorta è diventata sinonimo di qualità.

Talmente celebri i territori, che ospitano le cantine di questi vini pregiati, da diventare pure ricchi d’attrattiva e capaci di richiamare e creare un vero e proprio turismo. Alla scoperta del vino e delle migliori cantine.

Made in Italy

Eccellenze e qualità.

Così come per il vino, anche per la carne l’Italia mette il sigillo di qualità. La Valdichiana in Toscana, ad esempio, caratterizza l’intera economia della valle. Rappresentando, per eccellenza, l’area di allevamento della pregiata razza bovina. E creando, appunto, la filiera della produzione della carne Chianina, contraddistinta dal marchio IGP.

La piana del Fucino, nella zona marsicana dell’Abruzzo, è considerata il bacino agricolo più importante d’Italia. E la coltivazione di ortaggi e tuberi fanno sì che sia la patata che la carota, lì coltivate, abbiano ottenuto il marchio europeo IGP. Le patate del Fucino sono un’assicurazione sulla qualità, per il consumatore.

E poi ci sono i formaggi. In Italia ne esistono 487 varietà, tra freschi spalmabili o stagionati. Più di 300 sono riconosciuti DOP, 52 dei quali protetti a livello europeo. Siamo il terzo Paese europeo per la produzione, dietro solo a Francia e Germania.

Nella piramide delle eccellenze, l’Italia mette il formaggio alla sua base. Motivo di orgoglio per una nazione che continua ad esportare prodotti caseari a livello mondiale.

Mozzarella di Bufala, il Gorgonzola, il Pecorino romano o il Parmigiano reggiano. Fare i loro nomi vuol dire vincere facile. Però, allo stesso tempo, è riduttivo per tutti gli altri formaggi meno famosi ma ugualmente amati. Ogni regione italiana ha il proprio fiore all’occhiello di cui vantarsi.

Made-in-Italy
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E veniamo, per ultimo ma non da ultimo, all’alimento che più di tutti contraddistingue l’Italia.

Signore e signori, la pasta.

La storia ci racconta che la tradizione dei pastifici, da noi, ha iniziato a intravedersi già dal Medioevo. Periodo in cui è nata la prima Corporazione di Pastai Italiani. Da lì in poi si è diffusa, dominando incontrastata in ogni regione. Con tradizioni e abitudini diverse e peculiari.

La nostra voglia di pasta è tale che i vari marchi ci accontentano in tutto. Possiamo trovare tutti i tipi e le qualità desiderate. Insomma, che sia fresca, secca o all’uovo possiamo affermare con certezza che l’italiano non riuscirà mai a farne a meno.

Una cosa è certa, mi sono accorta che per poter parlare o elencare tutte le eccellenze del settore agroalimentare italiano un articolo non può bastare. E probabilmente non basterebbe un libro. Occorrerebbe una collana per percorrere tutta la storia del territorio.

Ho provato ad elencare, più che le eccellenze della filiera agroalimentare, la base della mia personalissima piramide degli alimenti.

E poco importa che sia un desco di una giornata di festa oppure di un veloce pranzo di lavoro, che io sia in compagnia o da sola.

Quella piramide alimentare rappresenta per me un necessario rituale della mia identità. Indispensabile nutrimento, anche visivo e olfattivo, che scandisce le mie ore passate a tavola.

Laura Cardilli.

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