La solitudine dal tempo del covid
Non c’è dubbio: dal tempo del Covid, la solitudine ha acquisito un significato diverso. O meglio, fino al 2020, anno della pandemia provocata dal Corona Virus, quando si parlava di solitudine, c’era sempre un velo di tristezza che l’accompagnava. La si vedeva sempre con un’accezione negativa.
Poi arriva marzo 2020, ci obbligano a stare in casa per due mesi e ridisegnare le nostre uscite, vacanze e posti di lavoro.

Abbiamo iniziato a riappropriarci dei nostri spazi fisici, ma anche emotivi.
Ciò che spaventava molto le persone, ma anche psicologi e psichiatri, ovvero la solitudine, per molti è stata salvifica.
I troppi impegni di lavoro ci impedivano di rimanere soli con i nostri pensieri, perché il poco tempo libero che avevamo lo dovevamo per forza passare in compagnia di amici, parenti o in palestra. Altrimenti ci sembrava che la nostra vita fosse esclusivamente dedicata al lavoro.
La pandemia ci ha tolto tanto, ma ci ha regalato il tempo. Il tempo per stare con noi stessi, in silenzio. O di fare, finalmente, quel discorso da tanto tempo rimandato, con i propri figli, mariti, mogli o genitori.
Ci siamo “inventati” hobby che ci consentivano di stare soli, ma di non sentirci soli. Abbiamo capito che parlare con noi stessi, non è da matti. Ma è un modo per capire noi stessi. Perché dicendoci le cose ad alta voce dobbiamo necessariamente ascoltarci.

Non sono qui ad elogiarla, o a sottovalutare: c’è chi la solitudine ‘ha subita ed è stato sconfitto da uno stato d’animo complicato da gestire. Ma sono solo qui, a raccontare di quelle persone che invece hanno imparato a viversela quella solitudine.
Senza dubbio, nel periodo del Covid siamo stati messi di fronte alla nostra vita e abbiamo iniziato a fare i conti con i troppi impegni di cui ci eravamo caricati.
Da lì in poi, nulla è stato più come prima, e quella tanto temuta solitudine abbiamo continuato a portacela dietro. Sono cambiati i nostri modi di vivere il tempo con gli amici, i viaggi, il lavoro.
Non c’è più quell’obbligo si dover uscire a tutti i costi la sera. Abbiamo imparato a goderci le serate sul divano in compagnia di un buon libro, un calice di vino o un amico con cui chiacchierare. O anche da soli! Abbiamo fatto nostro quel detto “pochi ma buoni”.
E poi c’è chi, per condividere la solitudine e il tempo, ha deciso di fondare un magazine online. La nostra Elisabetta Mazzeo ha fatto così. È grazie a lei che è nato il nostro magazine. La lontananza sì, anche la solitudine, ma soprattutto la voglia di rimanere in contatto ha fatto sì che ci incontrassimo e raccontassimo di noi e di come stava cambiando il nostro mondo.

A me la solitudine di quel periodo, mi ha fatto riappropriare di due grandi passioni che avevo accantonato: la lettura e la scrittura. Sono tornata a leggere libri per il piacere di passare il tempo con pagine tra le mani e sono tornata a scrivere. Ricordo la chiamata di Sabrina in cui mi “sgridava” perché era arrivato il momento di tornare a prendere in mano la penna, e mi ha portato nella famiglia di DmU Magazine. Mai la ringrazierò abbastanza.
Quando ho di fronte qualcuno che non conosco, mi domando sempre la solitudine di quel periodo cosa possa avergli portato, ad esempio, a voi che mi leggete, cosa vi ha regalato quella solitudine imposta?
#ostinatamenteottimista
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complimenti x lo stile fluido e facilmente assimilabile, mai noioso. 👏💯