La solitudine moderna, il vuoto che riempiamo con false immagini di noi stessi e illusioni di possesso.
Nell’ era dell’ iperconnessione, nel momento storico in cui basta un clic per contattare chiunque, la percezione reale è quella di essere più soli che mai.
La solitudine moderna è silenziosa, sottile, mascherata da vita apparentemente piena e appagata.
Per colmare il vuoto, relazionale ed interiore, ci rifugiamo spesso nell’ iper consumo. Come? Acquistando in maniera compulsiva, convinti che possa darci identità o confermare il nostro valore.
Accumuliamo cose sperando che colmino l’ assenza emotiva che non è materiale bensì esistenziale.
Iperconsumo e vuoto emotivo: quando comprare diventa una compensazione
E i social network alimentano questo processo mostrandoci solo il lato migliore degli altri, accrescendo in ognuno di noi quel senso di inadeguatezza che ci spinge a comprare ancora. Non solo, ad ostentare e a cercare una felicità che di fatto è solo fittizia.
La solitudine non è più solo vuoto fisico, ma una sensazione profonda. Una sensazione che si insinua anche nei momenti affollati e nelle tempeste di messaggi veloci che ci scambiamo in chat sempre attive.
Per metterla a tacere, cerchiamo distrazione negli oggetti, nelle esperienze da mostrare, nel bisogno continuo di nascondere fragilità, per essere visti.
In un tempo in cui la solitudine è diventata una compagna silenziosa ci sentiamo sempre più vuoti. Soprattutto cerchiamo risposte in quello che è tangibile, veloce, rassicurante: il superfluo, l’ iper consumo senza un reale bisogno.
Looksmaxxing: quando l’identità passa dal corpo
Tra i settori maggiormente colpiti dall’ acquisto compulsivo, quello dell’ immagine è forse ai primi posti. Una corsa continua all’ ultima crema lanciata sul mercato, all’ ultimo trattamento estetico, all’ ultimo oggetto del desiderio in ambito make up, all’ ultimo prodotto reso virale, attraverso campagne ad hoc, dall’ influencer più in voga.
Non è più piacere estetico ma consolazione. È risposta automatica ad un bisogno che non è quello del prodotto in sé, ma che è ben più profondo e che ovviamente resta insoddisfatto.
L’iperconsumo in ambito beauty non nasce quasi mai dalla vanità, ma da uno spiccato senso di inadeguatezza. Un senso di vuoto che cerchiamo di colmare a colpi di carrelli pieni. In un mondo che ci impone standard altissimi, ci convinciamo che cambiando la nostra immagine cambieremo anche il nostro stato d’animo. Che quel nuovo siero miracoloso o quell’intervento estetico ci faranno sentire migliori, più amabili, più adeguati.

La solitudine moderna nell’era dell’iperconnessione
E la corsa in ambito estetico non si lega solo ai prodotti beauty ma è un’ onda d’urto che coinvolge qualsiasi ambito legato all’ immagine. Una competizione all’ ultima dieta o all’ ultimo programma di allenamento, piuttosto che all’ ultimo integratore miracoloso… Tutto pur di apparire, di conformarsi, di far parte di un canone, di una comunità con determinate caratteristiche, al fine ultimo, senza mai ammetterlo, di sentirsi meno soli.
Nell’ epoca sociale (e social) che stiamo attraversando, la pressione estetica riguarda tanto le donne quanto gli uomini: i ragazzi, forse mai come in questo momento storico e culturale, stanno entrando in un flusso continuo di standard sempre più rigidi: mascelle scolpite, fisici perfetti, sopracciglia curate, skincare maniacale. Un desiderio di sentirsi accettati e di appartenere ad un gruppo che li sta spingendo ad uniformarsi a livello fisico perdendo di vista l’unicità.
Una cultura dell’immagine dove il corpo è considerato il lasciapassare del proprio valore.
Su TikTok, social media di riferimento delle nuove generazioni, è sempre più diffusa la comunità dei Looksmaxxer, termine che trae origine dal linguaggio dei giochi di ruolo, in cui “max” significa sviluppo e massimizzazione di un tratto specifico.
Il termine ha radici nei forum che promuovono la mascolinità misogina e attribuiscono il successo alla generosità genetica di certi uomini dalla bellezza impeccabile.
Sempre più diffuso nella cultura dei giovanissimi on line, rappresenta un meccanismo che spinge i ragazzi al miglioramento ossessivo del proprio aspetto attraverso skincare, dieta, allenamento, interventi estetici se considerati necessari.
E i ragazzi iniziano così ad aspirare a standard di bellezza impossibili da raggiungere, con un impatto di portata spesso devastante sul benessere fisico e soprattutto psicologico.
Non si tratta di mera cura di sé stessi ma di una forma estrema di auto affermazione.
Il pubblico dei contenuti a sfondo lookmaxxing è giovanissimo, tra i 16 e i 18 anni, spesso però il fenomeno riguarda anche ragazzi di età inferiore.
Oltre il beauty: la pressione estetica come modello sociale
Il principio di base è che i veri uomini debbano avere specifiche caratteristiche fisiche, come la mascella squadrata o la pelle priva di acne, idealizzate con l’ illusione che possano aumentare il loro valore.
Giovani personalità che si nutrono di estetica tralasciando il nutrimento emotivo e culturale che ne delinea l’identità.
E il rischio di aumentare il senso di inadeguatezza genera frustrazione che alimenta il senso di solitudine.
Chi pratica il looksmaxxing dedica grande attenzione alla cura della pelle, che viene subito dopo il tempo dedicato al corpo scolpito con l’ allenamento.
Massima espressione di tali caratteristiche è il maschio “Chad”, uomo considerato fisicamente attraente, sicuro di sé e dominante.
Le peculiarità ad esso associate includono presenza fisica imponente, alta autostima, sicurezza in se stessi e forte abilità sociale.
Il termine ha origine da una serie di vignette dal titolo “Virgin vs. Chad”, che confrontavano due soggetti maschili agli antipodi: il “Virgin”, timido e poco attraente e il “Chad” protagonista desiderabile, uomo virile visto come modello da emulare.

Ascoltare la solitudine per ritrovare ciò che conta
Una figura discussa in un dibattito più ampio sulla rappresentazione dei generi e dei ruoli nella società contemporanea.
Sui giovani questa percezione della mascolinità crea effetti disfunzionali e, per quanto gli adolescenti da sempre sentano la necessità di conformarsi per sentirsi parte del gruppo, risulta estremamente necessario aiutarli a coltivare le proprie unicità e il proprio senso critico.
Si tratta dell’ ennesima manifestazione di una generazione sempre più connessa ma sempre più sola che cerca rifugio in uno dei tanti modelli diffusi nel mare magnum della rete, perché questi ragazzi, tanto quanto gli adulti, vivono di solitudine pur essendo così circondati.
In un mondo che ci vuole sempre più perfetti, conformi e poco autentici, il vero atto rivoluzionario dovrebbe essere fermarsi ed ascoltarsi al fine di comprendere quali sono i bisogni autentici, perché nessun prodotto, trattamento o filtro potrà mai colmare il vuoto che solo il contatto umano e l’accettazione profonda di sé possono riempire.
E forse, è proprio nella solitudine, quella ascoltata piuttosto che colmata, che risiede la vera risposta, che non sta nell’ aspetto, nell’ ostentazione, nel possesso, ma nei legami, nella costruzione di relazioni vere con gli altri e soprattutto con sé stessi.
La solitudine non si vince accumulando o manipolando ma riscoprendo ciò che è essenziale: i legami autentici, il tempo di qualità, e l’ascolto profondo, soprattutto di noi stessi.
Michela Sgobbo
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