Quattro film da vedere da soli
Una visione intima, contemplativa, rilassata e quindi…solitaria.
C’è una sorta di bellezza, nemmeno tanto nascosta, nel godersi da soli e in tranquillità i nostri film preferiti…o quelli che dobbiamo ancora scoprire.
Possiamo gustare le pellicole comodamente sul divano sgranocchiando popcorn e, se non avete paura di essere maldestramente scambiati per dei sociopatici, anche in una sala cinematografica o in un cinema d’essai. La visione in solitaria sarà sempre priva di altrui giudizi, influenze e commenti non richiesti. Insomma, una visione a dir poco perfetta!
Ci sono film ideali per essere visti anche in solitaria? Certamente. Ecco una selezione di quattro pellicole senza tempo: staccate i telefoni e preparate i fazzoletti, a buoni conti.
Indovina chi viene a cena? (Stanley Kramer, 1967)
Con Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Sidney Poitier, Katharine Houghton. Una commedia immortale che fa divertire, commuovere e riflettere. Uno scambio dialettico magistrale tra due mostri sacri del cinema hollywoodiano.

Una coppia altoborghese e progressista di San Francisco, dalle idee liberali, con una casa pazzesca vista Golden Gate, apprende di punto in bianco che la loro giovane e bellissima figlia Joanna, appena rientrata da una vacanza alla Hawaii, intende sposare da lì a sette giorni un uomo di colore appena conosciuto.
La notizia provoca una serie di reazioni e divergenze all’interno della famiglia, padre spirituale compreso, mettendo a dura prova le loro idee e valori. E, contro ogni previsione, saranno proprio i genitori di lui a rivelare un’ostilità razziale ancora più tenace di quella dei genitori di lei.
Questo film, che oggi come ieri rimane un grande classico del cinema di impegno civile, parla con intelligenza e sensibilità di tutto ciò che ruota attorno al pregiudizio.
Due le scene epiche. Christina (Katherine Hepburn) liquida, sul vialetto di casa e con una classe infinita, la petulante, razzista e pettegola segretaria Hilary e lo straordinario monologo finale di Matt (Spencer Tracy), sette minuti toccanti e immortali contro il razzismo più becero.
Angoscia (George Cukor, 1944)
Con Charles Boyer, Ingrid Bergman, Joseph Cotten, May Whitty, Angela Lansbury. Questo thriller dai toni noir, costruito con eleganza e precisione, vi terrà incollati al divano attraverso le azioni di un manipolatore seriale.

Siamo in una Londra vittoriana. La cantante lirica Alice Alquist viene uccisa e l’unica testimone dell’omicidio è la nipote Paula (Ingrid Bergman), che però non riesce a vedere il volto dell’assassino. Passa qualche anno e Paula, mentre è in Italia per studiare canto, si innamora perdutamente del pianista Gregory Anton (Charles Boyer). Si sposano e lui la persuade a tornare a vivere proprio nella vecchia casa della zia a Londra.
Appena trasferiti Gregory inizia a isolarla da tutto e da tutti e a farle giochetti psicologici. Fa sparire le cose e nega l’evidenza, come quando le luci a gas dei lampadari di casa si affievoliscono all’improvviso. Tutto per farla uscire fuori di testa. Un detective di Scotland Yard (Joseph Cotten), che non ha mai smesso di pensare all’omicidio Alquist, inizia a sospettare di lui e si mette a indagare.
Una giovanissima Angela Lansbury, che ricordiamo come la protagonista de La signora in giallo, interpreta Nancy, l’antipatica governante.
Point Break (Kathryn Bigelow, 1991)
Con Patrick Swayze, Keanu Reeves, Lori Petty, Gary Busey, John C. McGinley. Adrenalina, azione, ma anche amore e altri disastri. Se la verità è che qualsiasi film con Keanu Reeves meriterebbe una visione rilassata e concentrata e quindi…da soli, Point Break rimane tra i suoi film migliori. Il film non è solo un manifesto della libertà e della cultura del surf, ma anche una celebrazione degli opposti che si attraggono.

Quattro surfisti compiono rapine indossando maschere raffiguranti i volti di quattro presidenti americani. L’FBI non è ancora riuscita a prenderli, probabilmente perché non ha voluto dare peso alla teoria dell’agente Angelo Pappas (Gary Busey) che è convinto che si tratti di surfisti che si finanziano così le trasferte per inseguire le onde. Quando alla sezione di Los Angeles fa il suo ingresso il giovane agente Johnny Utah (Keanu Reeves) l’indagine riparte. Utah, si confonde tra i surfisti e totalmente a digiuno della materia si fa allenare dalla bella e brava Tyler (Lori Petty) che lo introduce nell’ambiente. Qui conosce Bodhi (Patrick Swayze), surfista esperto in attesa dell’onda perfetta.
Scene spettacolari non solo in acqua ma anche in aria, indimenticabili quelle di skydiving con un Patrick Swayze che – grande appassionato di paracadutismo – non utilizzò nessuno stuntman come controfigura, ma fece tutto da solo.
Amarsi un po’ (Carlo Vanzina, 1984)
Con Virna Lisi, Claudio Amendola, Tahnee Welch, Riccardo Garrone, Mario Brega, Nicoletta Elmi, Fabrizio Bracconeri. Una moderna favola d’amore con protagonisti un giovane elettrauto, ‘gran bono’ e di famiglia modesta e una giovane principessa, bellissima, titolatissima, ricchissima, ma anche un po’ annoiata dall”etichetta’. Un cast azzeccatissimo, una Roma d’annata e una bellissima colonna sonora in parte firmata da Mario Lavezzi.

Roma, anni ’80. In seguito a un incidente stradale, il giovane elettrauto Marco Coccia (Claudio Amendola) incontra Cristiana (Tahnee Welch). I due si innamorano, ma solo dopo svariati appuntamenti Cristiana gli confessa di essere una vera principessa. Si oppongono a questo amore non solo i genitori di lei, i principi Francesco (Riccardo Garrone) e Marisa (Virna Lisi) Cellini, ma anche gli amici snob della ragazza che manifestano sin da da subito un certo disprezzo nei confronti del ragazzo venuto da Testaccio. Tra il conflitto di classe e il colpo di fulmine, chi avrà la meglio? La risposta si manifesta anche nell’indimenticabile sorriso finale di Virna Lisi, dove è custodito il sigillo morale dell’intera storia.
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