Tutti a tavola con Cinzia: la ricetta più difficile è ricominciare

Tutti a tavola con Cinzia: la ricetta più difficile è ricominciare

Ricominciare è la ricetta più difficile da imparare. Non prevede ingredienti, non si prepara seguendo un procedimento, non ha tempi di cottura e nemmeno un risultato garantito. Significa lasciare una strada conosciuta per imboccarne un’altra senza sapere dove porterà. Scegliere quando sarebbe più semplice rimandare. Studiare anche quando si pensa di aver imparato abbastanza. Accettare di rimettersi in discussione subito dopo aver raggiunto un traguardo. Perché gli esami non finiscono mai. Attraversano la vita di ciascuno di noi, ogni volta che veniamo costretti a uscire dalla zona in cui ci sentiamo al sicuro.

La storia di Cinzia Gullà, volto del progetto Tutti a tavola con Cinzia, potrebbe essere raccontata partendo dal suo nuovo libro pubblicato con Il Cucchiaio d’Argento. Sarebbe la scelta più immediata. Ma anche la meno interessante. Perché quel libro, alla luce di questa intervista, non rappresenta il punto di arrivo di un percorso. È soltanto l’ultima tappa (per ora), di una lunga serie di nuovi inizi.

Ho iniziato a condividere le ricette quasi per gioco, nel 2012, in modo molto inconsapevole del fatto che poi sarebbe diventato un vero e proprio lavoro. All’inizio era una specie di diario, con il desiderio di raccogliere le ricette della mia famiglia, di noi quattro fratelli (io, Mary, Bruno e Alex). Si chiamava, non a caso, “Oggi cucina nonna Virginia”. Poi, pian piano, la vita è cambiata. I miei fratelli sono emigrati e sono rimasta solamente io in Calabria, ritrovandomi a portare avanti da sola il “nostro” progetto.

Cinzia si è ritrovata con in mano qualcosa che, con il passare del tempo, però, non la rappresentava più a pieno. Così non ha esitato e ha scelto di cambiare.

C’era una dissonanza fondamentale tra “Nonna Virginia” e me, che ero una persona giovane. E quindi ho deciso di trasformare il progetto in “Tutti a tavola con Cinzia”. Da quel momento ho dato un’identità nuova a quello che fino ad allora era stato semplicemente un blog di ricette. Sono arrivati Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, tutti i social insomma. E quello che era nato come un hobby è diventato poco alla volta un vero lavoro.

Tutti a tavola con Cinzia

La ricetta del cambiamento

È facile riconoscere un traguardo quando viene celebrato. Molto più difficile è riconoscere il momento esatto in cui un sogno smette di essere soltanto un’idea e diventa una responsabilità. Per Cinzia non coincide con un ricetta virale o con il raggiungimento di un certo numero di follower. Ha una data precisa e il peso di una firma.

Il primo vero scoglio è stato aprire la partita Iva. È stato in quell’istante che ho capito che questo sarebbe diventato il mio lavoro, quello che mi avrebbe permesso di vivere. Fino a quel momento i pochi spiccioli che arrivavano dal blog li reinvestivo in formazione e corsi per ampliare le mie conoscenze come food protography e video making e per affinare le mie competenze di scrittura. A un certo punto i guadagni erano diventati tali che era diventato necessario fare il salto. Ricordo ancora la paura. Era il primo gennaio. Ho avuto una paura terribile. Ma ho chiuso gli occhi, mi sono tappata il naso e mi sono lanciata in questa avventura. E oggi posso dire che ho fatto bene.

Forse è proprio qui che si nasconde la parte meno visibile di ogni successo. Non nelle immagini che scorrono sui social o nei risultati che tutti possono vedere, ma nella disponibilità a restare “studenti” anche quando il mondo comincia a considerarci esperti. Perché chi smette di imparare, in fondo, smette anche di ricominciare. Chi costruisce qualcosa sa che quel progetto iniziale difficilmente rimarrà uguale a se stesso, ma necessariamente dovrà evolversi, per non essere superati dal tempo, e dagli altri.

È una lezione che Cinzia ha imparato presto.

La comunicazione culinaria è cambiata tantissimo in questi anni. Se penso a quindici anni fa i cambiamenti erano molto più lenti. Oggi, invece, sono repentini. Quello che funziona adesso potrebbe non funzionare già il mese prossimo. È una professione che ti obbliga a essere sempre alla ricerca della novità che sta arrivando, devi essere sempre sul pezzo, altrimenti rimani indietro.

Questo ritmo, però, mi appartiene. Io sono fatta così: frizzante, grintosa, mi piace cambiare. All’inizio, per esempio, quando tutti scrivevano sul blog, io avevo iniziato già a fare le videoricette su YouTube. Poi ho lasciato le ricette lunghe, perché non mi rappresentavano più. E quando sono arrivati i Reel e i contenuti brevi, per me è stata una svolta.

Oggi a seguire Cinzia sui social sono centinaia di migliaia di follower. Il suo lavoro è consolidato, ma lei continua a considerarsi un’apprendista.

Aggiorno continuamente il mio linguaggio per non rimanere indietro e, grazie alla conoscenza del mezzo, riesco anche a capire quando è arrivato il momento di cambiare. È quello che tra l’altro sto facendo proprio in questa fase. Sto ristrutturando il mio modo di lavorare. Mi sta richiedendo mesi e non è semplice, ma è necessario. Come sempre tutto passa dalla formazione. Ogni volta che investi su te stessa non fai altro che crescere. Così sto studiando di nuovo. È il mio modo di affrontare ogni cambiamento: lo studio.

Cambiare a 51 anni è necessario ed è bellissimo. Chi rimane seduto su una poltrona che ormai ha preso la sua forma non può sapere cosa si perde alzandosi e andando incontro a qualcosa di nuovo, anche se questo significa cadere qualche volta. È quello che sta succedendo a me: vado avanti, sbaglio, correggo il tiro e poi riparto.

Quando i sogni tornano a bussare

Ogni traguardo ha una storia che inizia molto prima del giorno in cui viene raggiunto. A volte nasce in un ricordo d’infanzia, altre in un gesto così quotidiano da sembrare insignificante. È solo con il tempo che quei frammenti acquistano un significato diverso, come se la vita avesse impiegato anni per completare un disegno iniziato senza che ce ne accorgessimo.

Quando Cinzia mi racconta del suo nuovo libro, la prima immagine che le viene in mente non è quella della pubblicazione. È una mail.

Quando mi è arrivata la mail del Cucchiaio d’Argento ho pensato fosse spam. L’ho letta, ho visto che era firmata dalla direttrice, Tatiana, ma mi sono detta: “Non è possibile” e l’ho cestinata. Poi mi sono confrontata con alcune colleghe che mi hanno detto: “Ma cosa stai facendo? Riprendila subito”. Così sono andata a recuperarla ed ho risposto! Ancora oggi ci sorrido.

È uno di quegli episodi che sembrano divertenti ma raccontano molto di più, dicono di quanto a volte siamo i primi a far fatica a credere che qualcosa di bello possa davvero riguardarci.

Da quel momento in poi l’entusiasmo non è si più fermato.

Essere pubblicata dal Cucchiaio d’Argento è stata un’emozione grandissima. Per me, come un pò per tutti credo, rappresenta un’istituzione. Ma soprattutto è legato a un ricordo di famiglia. Con mio papà e mia mamma sfogliavamo quei libri durante le feste per scegliere insieme i piatti da portare in tavola a Natale o a Capodanno. La cucina, a casa nostra, è sempre stata condivisione. Ritrovarmi oggi pubblicata proprio in quella collana è una delle emozioni più grandi che abbia mai vissuto.

È come se la bambina che sfogliava quelle pagine insieme alla sua famiglia avesse, senza saperlo, lasciato un appuntamento alla donna che sarebbe diventata.

Avevo già pubblicato un libro in autoproduzione, “Antipasti con la pasta sfoglia”. Il progetto stava procedendo bene. L’idea era di costruire un’intera collana. Ma quando è arrivata la proposta del Cucchiaio d’Argento ho interrotto tutto e ho scelto loro. È stata una decisione naturale ed è stupendo che sia andata così.

I sapori che custodiscono la memoria

Tutti a tavola con Cinzia racconta molto più di una sequenza di ingredienti. Tra le sue pagine trovano spazio territori, tradizioni, ricordi e persone. Ogni ricetta porta con sé una storia, perché prima ancora di essere preparata è stata vissuta. Nel caso di Cinzia molte di quelle storie affondano le proprie radici in Calabria, una terra che continua a parlare attraverso i ricordi della sua infanzia.

Se penso ad un piatto della tradizioni che mi consola e mi conforta, che più di altro mi evoca emozioni, sono le melanzane ripiene di mia zia Franca. Le ho inserite nel libro proprio perché sono piene di ricordi. Ogni volta che le vedo torno bambina. Rivedo mia zia arrivare la domenica d’estate con quelle grandi teglie di melanzane ripiene e noi nipoti tutti intorno ad aspettare la nostra porzione. È un piatto che mi riporta indietro di tantissimi anni.

È forse questo il valore più autentico della cucina: riuscire a custodire ciò che il tempo, da solo, rischierebbe di sbiadire. Un piatto può attraversare le generazioni senza cambiare sapore, trasformandosi in un filo invisibile che continua a tenere unite le persone, anche quando la vita le porta lontano. E forse è anche per questo che il nuovo libro di Cinzia Gullà non racconta soltanto cosa mettere in tavola, ma invita a riscoprire ciò che ogni tavola, da sempre, rappresenta: un luogo in cui le radici continuano a nutrire il presente.

La community di Cinzia

C’è un filo che unisce le pagine di Tutti a tavola con Cinzia: i ricordi di famiglia, appunto, e il rapporto costruito negli anni con cui la segue. Perché se le ricette custodiscono la memoria, le persone custodiscono chi quelle ricette le racconta. Forse è anche per questo che, negli anni, il legame costruito da Cinzia con la sua community è andato ben oltre il cibo. Perché dietro ogni piatto ha scelto di mostrare anche la persona, la sua persona.

La mia community mi ha dimostrato un affetto indescrivibile. Mi è stata vicina anche nei momenti più difficili, con parole di una dolcezza tale da farmi commuovere. In quei momenti ti rendi conto di quanto tu sia entrata nelle case delle persone e soprattutto nel loro cuore. Io ho fatto una scelta molto precisa: quella di non mostrarmi sempre perfetta. Nei miei video, nei reel e nei contenuti che pubblico voglio essere una persona vera. Non sono sempre felice, non sono sempre splendente e non sono sempre performante. Credo che, alla lunga, questa autenticità abbia fatto la differenza. Quando ho bisogno di sostegno lo chiedo apertamente. E le risposte che ricevo mi ricordano ogni volta quanto sia prezioso il legame costruito negli anni.

Ogni storia ha il suo punto di arrivo. Quella di Cinzia Gullà, invece, sembra avere soltanto nuovi punti di partenza.

Il libro pubblicato con il Cucchiaio d’Argento non chiude un percorso. Così come non lo hanno fatto l’apertura della partita Iva, il successo sui social o una community costruita giorno dopo giorno. Ognuno di questi traguardi ha aperto una strada diversa, chiedendole ancora una volta di mettersi alla prova, cambiare, mettersi in discussione e ricominciare.

Forse è proprio questa la ricetta più difficile da imparare: non smettere mai di sentirsi in cammino verso un traguardo, una direzione.

Cinzia la porta con sé anche sulla pelle, tatuata. È la frase dello scrittore Samuel Beckett che, più di ogni altra, racconta il suo modo di affrontare la vita:

“Try again. Fail again. Fail better.” (Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio)

Un invito a non lasciare che sia il fallimento a decidere quando fermarsi. Perché ricominciare, certo, è una ricetta sempre complessa, ma è anche quella che rende ogni storia degna di essere raccontata.

#CaparbiamenteSognatrice

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Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

2 pensieri su “Tutti a tavola con Cinzia: la ricetta più difficile è ricominciare

  1. Una storia bellissima e ispiratrice. Cinzia ha avuto il coraggio di ricominciare e reinventarsi, trasformando un hobby in un lavoro e poi in un sogno realizzato. La sua autenticità e la voglia di mettersi in gioco sono contagiose. Dopo questa lettura, mi concedo una pausa su https://aviamasters.co.it . Un modo leggero per riflettere e rilassarsi.

  2. Questo tipo di storia fa capire bene una cosa: il vero “ingrediente difficile” non è mai una ricetta, ma cambiare strada quando quella vecchia non ti rappresenta più.

    Cinzia in fondo ha fatto quello che tanti evitano per anni: ha lasciato un progetto che funzionava, ma che non sentiva più suo, e lo ha reinventato da zero. E questo richiede molto più coraggio che cucinare qualsiasi piatto complicato.

    È interessante anche il fatto che non ci sia un “momento magico” preciso, ma una serie di piccoli passaggi che trasformano un hobby in lavoro e poi in responsabilità.

    Se ti piacciono storie di cambiamento e percorsi creativi, puoi dare un’occhiata anche qui: https://spin-bara.it.com/

    Alla fine, come in cucina, le migliori trasformazioni sono quelle che non seguono sempre la ricetta originale.

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