Ciao Duemilaventi, ciao.

Pubblicato da Martina Vassallo il

Ciao Duemilaventi, ciao. Vai, vai pure, non ti tratteniamo. Alla mezzanotte del 31 dicembre non staremo lì a ripercorrere tutte le risate, i viaggi, tutte le cene tra amici, le feste e tutti i brindisi fatti in questi ultimi dodici mesi. Insomma, sappilo, non ti saluteremo con malinconia.

Non sei stato un anno da ricordare eppure ti ricorderemo per sempre, nostro malgrado. Che poi, a pensarci bene, avevi un nome così bello, tondo, solenne. Du-e-mi-la-ven-ti, l’anno del futuro. Avremmo potuto fare grandi cose in un anno con un nome così importante. 2020: l’anno giusto in cui nascere, laurearsi, innamorarsi, sposarsi, andare in Polinesia, comprare casa, realizzare i propri sogni.

Anche il Capodanno sarà diverso quest’anno…

Non te lo meritavi

Mi dispiace che sia andata così. Non te lo meritavi. Non meritavi di rimanere alla storia come l’anno della pandemia mondiale. In effetti, pensandoci bene, noi ce la prendiamo con te, ma anche tu avresti il diritto di essere amareggiato. Ti abbiamo fatto responsabile di tutto quello che ci è accaduto, dall’arrivo della pandemia, alla sua diffusione, fino anche ai morti che abbiamo contato. Tutta colpa del 2020, che anno di m…

Anche quando provavi a farti perdonare donandoci una primavera calda e soleggiata, ti abbiamo additato come sadico e traditore solo perchè stando in lockdown non potevamo godere appieno di quel clima.

Ogni volta che veniva a mancare uno dei grandi personaggi pubblici che ci hanno lasciato nel 2020, abbiamo espresso il nostro dispiacere con “Che anno di mxxxa!” almeno il 90% delle volte.

Eppure tu non hai colpe reali, dobbiamo ammetterlo. Sai, noi esseri umani siamo fatti così: piuttosto che prenderci le nostre responsabilità arriviamo a dare la colpa a un numero di quattro cifre che segue un ordine millenario iniziato da noi. Siamo folli, siamo limitati. E durante il tuo corso, caro 2020, ci siamo accorti molto bene di quanto siano grandi i nostri limiti. Di quanto, in fondo, siamo piccoli e insignificanti rispetto al nostro pianeta, quel luogo abitato da tante specie diverse, virus compresi, e in cui ci sentiamo i padroni assoluti.

L’illusione di aver vinto

Hai messo in luce i nostri difetti, ma anche i nostri pregi. O almeno, quelli che potrebbero essere i nostri pregi se riuscissimo a sviluparne il potenziale. A marzo, ad esempio, siamo stati proprio belli. Sì, è stata sinceramente emozionate quella risposta collettiva data in prima battuta all’avvento della pandemia. Lì si è intravisto il nostro potenziale come specie. Ed era un grande potenziale. Poi, vabbè, lo sappiamo… ci siamo stancati, è arrivata l’estate, il pensiero complottista si è diffuso e ci siamo ritrovati di nuovo nell’incubo. Ed è accaduto quello che accade ad una squadra quando vince 1-0 e si ritrova improvvisamente sotto di un gol a pochi minuti dalla fine. Da un certo punto in poi abbiamo dato il peggio in un escalation verso il basso che ha completamente sovrastato quell’orgoglio nazionale, e a tratti mondiale, dei primi mesi. S’è persa la coesione, si è complicato tutto. Non c’è più stato un parere uguale ad un altro.

Poi la confusione

Idee sparse e confuse. Deve aprire! Deve chiudere! Abbiamo finito i soldi! Le conferenze stampa di Conte. Il sito dell’Inps. Salvini dice cose. Salviamo la scuola. No, salviamo l’economia. Prima la salute. La dittatura sanitaria. Applausi ai nostri eroi. Ciao Gigi, ciao Diego. Salviamo il Natale. Renzi dice cose. Del vaccino non mi fido! Se non ti vaccini rinunci alle cure. Il 5G. I festini. I ristori ai ristoratori. La neve più copiosa di sempre, ma non si può sciare. Il numero più alto di morti dalla seconda guerra mondiale. Gesù nasce due ore prima. Le file alla Caritas. A Capodanno tutti a casa: oh no! E così via, in un turbinio di pensieri ed emozioni contrastanti. Senza mettere a fuoco niente.

Siamo stati in disaccordo quasi sempre, su quasi tutto. Lasciando che l’astio verso il prossimo divorasse anche quel barlume di fratellanza che avevamo ritrovato. Tu non c’entri niente, Duemilaventi. Abbiamo fatto tutto da soli.

Quello che potevi essere

Potevi essere un anno memorabile, ricordato come l’anno in cui l’umanità si è unita e ha sconfitto un virus grazie alla coesione, alla scienza e all’ingegno. L’anno in cui l’umanità ha capito che le disuguaglianze sociali vanno abbattute, che il capitalismo si regge su un filo di lana e che la politica e l’informazione vanno riformati per toglierle dal teatrino in cui si sono rifugiate.

Ma evidentemente non eravamo pronti a fare gli eroi. C’era da mettere in discussione tutto il nostro vivere e non è certo una cosa che ci riesce bene. Noi siamo gli esseri umani, siamo al centro del mondo, non può essere colpa nostra, sarà colpa della sfiga o di un anno di merda come te, povero Duemilaventi.

Ciao Duemilaventi, ciao

Quindi vai, ora vai. Se puoi, portati via un po’ di ignoranza e di paura che queste due cose insieme sono letali per la nostra specie. Lasciaci solo le lacrime di gioia di chi ha visto nascere un figlio, di chi è riuscito a laurearsi nonostate tutto, di chi ha potuto riabbracciare i suoi cari dopo un mese in terapia intensiva, di chi ha detto “sì, lo voglio” dopo anni passati ad inseguire un sogno. Lasciaci l’entusiasmo di chi è riuscito a fare tesoro degli insegnamenti di questo periodo, il coraggio di chi quest’anno ha capito che era ora di dare una svolta alla propria vita, la pazienza di chi ha saputo aspettare e accettare l’evolversi della situazione, la forza di chi sa che ci attende un anno forse ancora più duro e si sta già rimboccando le maniche per affrontarlo a testa alta.

Ciao Duemilaventi, ciao. Non ti dimenticheremo mai.


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