Zio Bricco! Il volo di Aquila a MasterChef

Zio Bricco! Il volo di Aquila a MasterChef

Dalla Puglia alla Romagna, dalla sala di un ristorante alla cucina di MasterChef. Dal piatto di pasta in bianco servito ai suoi genitori quando era ancora bambino, alle portate eleganti e raffinate preparate ai fornelli del cooking show più amato al mondo.

Il volo di Francesco Aquila verso la vetta è il simbolo di un sogno conquistato a colpi di “cazzimma” e determinazione. Con grande consapevolezza delle proprie possibilità. Con umiltà. E un forte legame con la famiglia e la terra di origine.

Il ragazzo della porta accanto, per i suoi modi gentili, semplici ed educati. Il Salt Bae in versione italiana per il suo stile estroso e impeccabile.

Occhiali da sole, savoir faire, originalità espressiva, passione, grinta e sicurezza. Ingredienti che, puntata dopo puntata, hanno permesso al trentaquattrenne di Altamura, in provincia di Bari, di ottenere l’ambito titolo di vincitore della decima edizione di MasterChef Italia.

Dal giorno delle selezioni (in completo e cravatta) alla sera della finale (con la casacca bianca con su scritto il suo nome), Aquila si è dimostrato personaggio istrionico capace di conquistare la simpatia del pubblico e i palati raffinati dei giudici.

La famiglia, prima di tutto

Un filo conduttore ha legato la sua esperienza televisiva: l’amore per i propri cari.

I genitori, per cui sogna un futuro professionale non più precario. E a cui, sin da piccolo, dedicava i suoi primi esperimenti culinari, pur di coccolarli così, con un gesto semplice ma efficace, al loro rientro dopo una lunga giornata di lavoro.

Ricordo la prima volta che provai a preparargli qualcosa. La pasta, in bianco, condita semplicemente con olio e parmigiano, era molto dura ma i miei genitori quando arrivarono a casa furono contenti di trovare il piatto pronto. Apprezzarono il gesto. È quello che fa la differenza.

La figlia di quattro anni, per cui ora Babbo è anche MasterChef, il supereroe ai fornelli. La piccola di casa che impazzisce per le alette di pollo al barbecue e che non si è persa una puntata del programma.

Ancora adesso ogni tanto mi fa: “Babbo guardiamo la finale” e ce la riguardiamo. Ed è sempre un momento bellissimo.

La famiglia, in questa avventura e non solo, ha sicuramente rappresentato quella forza in più per spingermi oltre e non accontentarmi mai.

Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai o non ce l’hai.

Marco Pantani

La “cazzimma”

La caparbietà ha sempre contraddistinto Aquila. Perché quando si è dotati di un carattere indomabile e tenace, le porte sbattute in faccia e le delusioni si trasformano in stimolo a fare sempre di più e meglio. Non a caso, il suo approdo a MasterChef nel 2020 è frutto di un secondo tentativo di partecipazione allo show di Sky, dopo il “le faremo sapere” di cinque anni prima.

Avevo già provato a entrare a MasterChef nel 2015, presentando un piatto portato da casa. Ma nulla. Così ho deciso di concentrarmi su me stesso e sulla mia crescita professionale. Ad aprile dello scorso anno, durante un pausa di lavoro, ero sul letto a fare un po’ di zapping sul telefono. Ad un certo punto mi appare un link che annuncia l’apertura dei casting per la nuova edizione della trasmissione. Per gioco compilo il form e invio la mia candidatura. Non completa, oltretutto. Perché mancava la video ricetta richiesta. Tre giorni dopo, a sorpresa, mi richiamano per chiedermi di farla. E da quel momento il sogno di MasterChef ha iniziato lentamente a prendere forma.

Supereroe ai fornelli

La cucina per Aquila è sempre stata passione, curiosità e attenzione alla cura dei dettagli:

Quel sale proveniente da un determinato posto, quella materia prima ricercata, l’impiattamento bello e raffinato. Sin da piccolissimo ricercavo la cura dei dettagli, da quel primo pomodorino tagliato in quattro e adagiato armoniosamente sul piatto.

Eleganza ma anche rispetto e culto della tradizione culinaria. Nel suo menù della finalissima, non sono mancati i riferimenti ai ricordi di infanzia, a quelle tavolate enormi con i parenti pugliesi, al clima di familiarità e movimento, caotico e sentimentale, intorno alla tavola. Centro della convivialità.

Emozioni e sentimenti portati in cucina alla maniera di Aquila. My way è stato il modo per esprimere, attraverso i piatti, ai giudici e al pubblico di casa, la sua lunga strada verso il successo.

Nell’avventura televisiva, caratterizzata da sfide al cardiopalma e ritmi serratissimi, l’esperienza lavorativa di maître di sala ha giocato, per Francesco, un ruolo determinante:

Mi ha aiutato a mantenere quel self control necessario per non andare nel pallone.

Perché non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Così, anche a MasterChef, per Aquila è stata una continua altalena di emozioni. Da quel giorno in cui gli è stato consegnato il grembiule bianco (c’era un disegno di mia figlia dove c’era scritto “Buona fortuna Babbo”. Quello è stato un attimo che ricorderò per sempre) ai tanti momenti di difficoltà (lo skill test con il collo di gallina, per esempio, o quando dopo più prove consecutive in cui pensavo di aver fatto un gran piatto, non venivo considerato).

La ricetta per il successo

MasterChef un po’ come la vita reale. Sfide che si vincono. Altre che si perdono. Up and down. In cui contano, per emergere, la voglia e la determinazione di conquistare la vetta.

Francesco lo ha fatto a suo modo, senza mai perdere il sorriso, circondandosi di affetti sinceri.

Mentre con alcuni, per esempio con il mio rivale diretto, Antonio, c’era stima, rispetto reciproco ma anche una forte e sana competizione, con altri concorrenti si è creato proprio un rapporto umano speciale. E così oggi mi ritrovo a sentire quotidianamente Daiana, Monir, Edward e Jia Bi.

Sin dal primo giorno nella master room, Aquila si è imposto all’attenzione di tutti per la sua attitudine alla leadership, riconosciutagli dallo stesso chef Locatelli (“non vuoi farti seguire, ma la gente ti segue comunque“! si è sentito dire dal giudice).

Il suo è stato un percorso ad ostacoli, in cui si è arricchito umanamente e professionalmente rubando con lo sguardo i segreti di Chef pluristellati: dalla creatività estrema di Terry Giacomello, alla tradizione di famiglia dei fratelli Cerea, molto vicina alla sua idea di cucina.

Se mangi un mio piatto trovi un’esplosione di sapori che ti accende un ricordo.

Francesco Aquila

Zio Bricco, che piatti!

A proposito di ricordi, di lui dimenticheremo difficilmente anche l’espressione diventata il vero leit motiv della decima edizione di MasterChef: Zio Bricco!

Essendo un docente e un papà molte frasi o imprecazioni colorite non le puoi e non le devi dire perché poco eleganti e allora ho inventato “Zio Bricco” , che sta bene dappertutto. Ho dato questo nome anche ad un piatto dopo puntate in cui non avevo mai vinto niente e dopo essere capitato un po’ troppo spesso al pressure test. Quel piatto è stato una liberazione.

Aquila è stato un concorrente che non ha mai celato le sue ambizioni. Il suo sguardo si è sempre posato, attento e rapace, sull’obiettivo finale: la vittoria.

Mi aspettavo di vincere e mi sono iscritto per vincere. E per farlo ero disposto a dare il 100 per cento. Non mi sono mai risparmiato, fino alla fine.

Oggi si gode la sua solita vita, semplice e genuina. Una nuova quotidianità che non ha stravolto le sue abitudini, nonostante la crescente popolarità.

Per il futuro, invece, appena si potrà tornare ad investire, Francesco Aquila sogna di avere un franchising di punti di ristoro. Con la speranza di dare opportunità di lavoro a migliaia di giovani che oggi non credono più in se stessi.

Concretezza. La stessa con cui, mi confida, i soldi della vincita li metto in banca e poi si vedrà.

Perché Aquila è così. Vola in alto ma non dimentica di guardare verso il basso.

Sii come l’aquila. Impara ad andare dove nessuno riesce ad arrivare.

Fabrizio Caramagna

La ricetta consigliata da Francesco Aquila ai lettori di #distantimaunite.

Paccheri con cime di rapa, provola affumicata e salsiccia

Ingredienti per una persona

  • 8 paccheri
  • 100 gr di cime di rapa
  • 70 gr di salsiccia
  • 50 gr di provola affumicata
  • q.b. sale, pepe, aglio, olio

Procedimento

Sbollentare i paccheri per 6 minuti. Intanto mondare le cime di rapa, tenere due cuori centrali e saltarli velocemente con olio e aglio. Il restante sbollentarlo e frullarlo per ottenere una crema. In una padellina sgraniamo la salsiccia e lasciamo cuocere. Tagliamo a dadini la provola. In una placca da forno, mettiamo un coppa pasta con all’interno i paccheri e li farciamo con la crema, la salsiccia e la provola. Inforniamo per 10 minuti a 200 gradi finché la parte superiore diventa gratinata. Impiattiamo con una base di crema sopra il timballo e decoriamo con le cime di rapa saltate.

Buon appetito!

#CaparbiamenteSognatrice

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Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e uno l'ho anche scritto, mi nutro di storie di sport, mi diletto in cucina, scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. Se fino a tre anni fa la mia vita viaggiava a ritmi frenetici, l’arrivo di mia figlia ha rimodulato le priorità. E adesso è con lei e per lei che continuo a mettere le mie passioni in campo, tra "pensieri e parole".

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