Solitudine: un vuoto, una forma o un modo di voler restare?
La solitudine: per molti una forzatura, per altri una scelta. Di certo è che spesso significa ritrovarsi.
La solitudine non è un silenzio, bensì un tempo esigente che va ben oltre il riempire gli spazi vuoti. Non si lascia andare a gente comune o di passaggio. Riflette e ci riflette. É uno spazio entro cui ogni essere umano smette di distrarsi, riprogramma il proprio io e il proprio sistema neuronale pensando anche solo alle domande da porsi sul perché dei propri pensieri.
Si è solitari sia in mancanza di qualcuno, che quando smettiamo di identificarci attraverso un confronto con gli altri.
Sottrazione ontologica: in filosofia ma anche in psicologia la solitudine è una “sottrazione” in quanto si può eliminare ciò che non è essenziale. E si vive con se stessi, egoisticamente forse anche per se stessi. Ma non sempre. Il filosofo Simone Weil scriveva “la verità abita ciò che resiste alla consolazione” e la Solitudine è precisamente quel luogo senza tempo che resiste.
Al giorno d’oggi temiamo la solitudine: sei nessuno senza faccine sorridenti, senza like, senza social! Da questo punto di vista la solitudine risulta poco produttiva. Nietzsche dice che “chi non sa stare solo, non sa neppure stare con gli altri”. Allora la solitudine potrebbe diventare in certi casi una “prova” prima di un autentico incontro.

La solitudine può essere di molti tipi : assenze affettive, assenze di festività in compagnia per “faccia e circostanza”, negazione di legami etc etc.
Dolore o ricerca?
In realtà credo che chi ha imparato a staccare e starsene nei propri silenzi, possa riuscire a comunicare veramente senza filtri , rinunciando a mentire al mondo intero.
L’amore secondo il filosofo Rilke è “proteggere la solitudine di chi si ama”.
Rimarremo certamente con più domande che risposte dopo questa riflessione … ma ne può scaturire una pace interiore che non è rassegnazione, ma solitudine come possibilità di distinguere e valorizzare la propria volontà.
Antonella Crimi


La solitudine è il tabù del terzo millennio.
La ricchezza interiore o quella da condividere nasce proprio dalla mancanza, da un vuoto che aspetta di essere riempito. E la solitudine nutre proprio questo vuoto che è vero nutrimento. Senza il vuoto non c’è ricchezza.
Bella riflessione, sempre viva.
Grazie
Profonda e concisa come sempre.
grazie mille ⭐⭐⭐